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Großes Festspielhaus

Hofstallgasse 1
5020 Salzburg
+43662 8045 0
+43662 8045 555
Informazione
Grande Teatro del Festival

Il Grande Teatro del Festival, situato nella Hofstallgasse, fu costruito secondo i progetti dell’architetto Clemens Holzmeister fra il 1956 e il 1960 e fa parte dei luoghi più impressionanti che ospitano le manifestazioni del Festival di Salisburgo. Ogni anno all’ingresso del teatro avviene l’incontro abitudinario fra l’alta società che assiste al Festival ed i visitatori curiosi uniti ai numerosi fotografi internazionali. In occasione delle grandi prime una schiera di limousine di lusso è parcheggiata sul manto stradale "dorato" della Hofstallgasse.

Storia della costruzione
I lavori per la costruzione del Grande Teatro del Festival cominciarono nell’anno 1956 con l’asportazione di ca. 55.000 metri cubici di conglomerato della parete rocciosa del Mönchsberg per creare lo spazio scenico. Clemens Holzmeister si era già messo in luce negli Anni Venti per aver realizzato il Piccolo Teatro del Festival. La facciata delle scuderie di corte venne mantenuta in maniera pressoché invariata per l’edificio concepito in modo particolare come Teatro del Festival. Le scuderie di corte d’un tempo vennero trasformate in foyer. I mosaici sul pavimento raffiguranti teste di cavalli rimandano alla destinazione originaria del luogo. Il Grande Teatro del Festival, dotato di una dimensione totale di 100 metri di larghezza, è uno dei più grandi palcoscenici del mondo e fu inaugurato il 26 luglio del 1960 con il "Cavaliere della rosa" di Richard Strauss diretto da Herbert von Karajan.

Un luogo per gli appassionati dell’arte
Al suo interno il Grande Teatro del Festival custodisce numerosi capolavori, fra cui le sculture di marmo di Carrara che simboleggiano il "teatro" e la "musica" di Wander Bertoni, inoltre quattro croci giganti dedicate al tema "Dreams with the Wrong Solutions" di Robert Longo (blu "Pressione sul cielo", rosso "Preghiere di fuoco", oro "Lamenti in pubblico", e nero "Canti di dedizione"), le sculture di ceramica di Arno Lehmann, il "Fregio dei 12 toni" di Rudolf Hoflehner in omaggio ad Anton von Webern e le pitture murali di Wolfgang Hutter e Rudolf Plattner.

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